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Una collaborazione strategica per la formazione dei professionisti della sostenibilità
di Igor Menicatti
La crescente centralità dei temi legati alla sostenibilità, alla certificazione e alla misurazione delle performance ambientali richiede figure professionali sempre più qualificate, capaci di coniugare solide basi teoriche e competenze operative. In questo contesto si inserisce la collaborazione tra ICMQ SustainAbility Academy e l’Università degli Studi Roma Tre, finalizzata a rafforzare il collegamento tra formazione accademica e specializzazione professionale. Abbiamo approfondito il valore di questa sinergia con la Prof.ssa Paola Marrone, Professore Ordinario di Tecnologia dell’Architettura del Dipartimento di Architettura e Delegata del Rettore per le politiche relative alla sostenibilità ambientale dell’ateneo, per comprendere come percorsi strutturati e orientati al mercato possano rappresentare un’opportunità concreta per studenti e neolaureati che intendono operare nel settore della sostenibilità.
Dal suo punto di vista qual è oggi il principale gap tra la formazione universitaria tradizionale e le competenze richieste dal mercato nel campo della sostenibilità e della certificazione?
La mia esperienza riguarda soprattutto la formazione nel campo dell’Architettura. Sebbene da molti anni gli architetti si confrontino con la questione energetica, la limitatezza delle risorse, la crisi climatica e tutte le sfide sociali, economiche e tecniche che ne conseguono, la maggior parte dei docenti della mia generazione stenta a riconoscere la necessità di una formazione che aiuti a inquadrare la progettazione in un sistema di relazioni reciprocamente vantaggiose tra edificio e ambiente. Mi pare che non si sia ancora consolidata la consapevolezza che le sfide per uno sviluppo sostenibile non solo stiano ridefinendo forme, contenuti e significati del lavoro dell’architetto, ma richiedano nuove conoscenze e competenze per la sua formazione. Alcuni studi di architettura, tra quelli più noti e organizzati a livello internazionale, hanno già posto la ‘sostenibilità’ alla base delle loro attività di ricerca e progettazione. A livello nazionale, anche la recente Norma Uni 11973 ‘Città, comunità e infrastrutture sostenibili – Il contributo degli edifici alla sostenibilità – Modello metodologico per l’integrazione e l’interconnessione degli edifici sostenibili nelle città’ fa comprendere molto bene quante nuove competenze occorrano per sviluppare un approccio progettuale che operi su più livelli e dimensioni disciplinari.
In che modo la collaborazione tra l’Università Roma Tre e la ICMQ SustainAbility Academy può contribuire a colmare questo divario e offrire agli studenti un percorso più completo e orientato al lavoro?
La collaborazione che abbiamo immaginato è mirata proprio a inserire nel percorso accademico degli studenti di Architettura alcuni corsi brevi che possano integrare la loro formazione con approfondimenti strettamente correlati alle loro esperienze didattiche. In alcuni corsi, soprattutto, in quelli più tecnici, ci sono alcune aperture al tema della sostenibilità in architettura che, tuttavia, richiederebbero un percorso dedicato. Sono sicura che questi corsi riscuoterebbero l’attenzione degli stessi studenti, interessati a tutto ciò che li proietta nella pratica della loro futura professione. Per questa ragione, la collaborazione con ICMQ riguarda la realizzazione di attività formative che prevedono il conseguimento di micro-credenziali con attestazioni registrate nei relativi open badge, secondo la Raccomandazione del Consiglio europeo del 16 giugno 2022, relativa proprio a un approccio europeo per l’apprendimento permanente e l’occupabilità.
Quali competenze tecniche e trasversali ritiene oggi fondamentali per uno studente o un neolaureato che voglia specializzarsi negli ambiti della sostenibilità, ad esempio: Life Cycle Assessment, progettazione CAM compliant, Dichiarazioni Ambientali di Prodotto – EPD, etc.?
Ritengo che, indipendentemente dalla specializzazione che vorrà intraprendere, uno studente di Architettura oggi debba essere in grado di affiancare alla progettazione tradizionale l’utilizzo di modelli che lo aiutino a rappresentare la complessità dei temi ai quali il progetto oggi deve rispondere, supportandolo nell’elaborare scelte progettuali informate, ossia basate su dati.
La progettazione, dalla scala dell’edificio a quella urbana, è chiamata così a proporre soluzioni a problemi caratterizzati da una molteplicità di aspetti, la cui analisi e valutazione richiede strumenti computazionali sempre più sofisticati, e per i quali non esiste ancora una consolidata formazione. Mi riferisco, per esempio, non solo alle modellazioni delle prestazioni energetiche degli edifici, ma anche alle molteplici simulazioni delle condizioni climatiche del contesto in cui collocare il progetto, alla valutazione dell’impatto dei materiali e dei componenti edilizi.
Quanto è importante, per i giovani professionisti, affiancare alla formazione accademica un percorso di specializzazione mirato e fortemente connesso con le prassi operative e le norme di riferimento?
Una specializzazione mirata, purché inquadrata nella solida formazione generalista che caratterizza l’approccio alla professione degli architetti, può costituire sicuramente un’opportunità per ampliare le possibilità di lavoro, ma soprattutto – a mio giudizio – per rendere più incisivo il giovane professionista all’interno della negoziazione con gli specialisti che necessariamente si verificherà sulle scelte progettuali.
Dal suo osservatorio universitario, percepisce un interesse crescente da parte degli studenti verso percorsi professionalizzanti come quelli proposti dalla Academy? Quali sono le loro principali aspettative?
Ancora per la mia esperienza, non solo di docente ma anche di Delegata del Rettore sulle politiche relative alla sostenibilità ambientale, posso sostenere che da parte degli studenti di Architettura c’è molto interesse a colmare la loro formazione su temi professionalizzanti e dedicati all’ambiente in generale. L’iscrizione, per esempio, di questo anno accademico 2025-26, al corso opzionale ‘Lezione Zero per la sostenibilità a Roma Tre’, avviato sul modello proposto dalla RUS, la Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile della CRUI Conferenza dei Rettori, e dedicato a ‘Città, energia e mobilità: azioni locali, impatti globali’ ha registrato un numero molto importante di studenti, quasi tutti provenienti dal Dipartimento di Architettura.
Che consiglio darebbe a uno studente o a un neolaureato che oggi sta valutando come costruire un profilo distintivo e competitivo nel settore della sostenibilità?
Proporrei un duplice livello. Il primo riguarda una formazione culturale e scientifica ampia, sia sull’evoluzione delle teorie e degli studi che sostengono la necessità di uno sviluppo sostenibile, sia sulle ricerche in atto nei diversi campi, per collocare le sue scelte in maniera critica e aggiornata. Il secondo livello riguarda l’acquisizione di competenze nell’utilizzo di strumenti di supporto alla progettazione oggi indispensabili, ma che pochi sanno governare.
